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Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications Earth & Environment offre una visione alternativa della distribuzione delle colture alimentari nel mondo. Il progetto disegna una mappa che serve da ipotesi per un duplice scopo: massimizzare le rese e ridurre al minimo l’impatto ambientale, aumentando la biodiversità e riducendo a zero l’utilizzo agricolo dell’acqua dolce.
All’interno della mappa vi sono nuove grandi aree nel Corn Belt, negli Stati Uniti, e al di sotto del deserto del Sahara. Molte zone attualmente coltivate vengono invece destinate a ritornare al proprio habitat naturale. In caso di realizzazione, si applicherebbe una riduzione dell’impatto del carbonio a livello globale del 71%. I ricercatori sostengono che i terreni agricoli tornerebbero rapidamente al loro stato naturale, permettendo così il recupero delle riserve e della biodiversità nel giro di pochi decenni. La riprogettazione eliminerebbe del tutto la necessità di irrigazione, dato che le precipitazioni da sole sarebbero in grado di fornire tutta l’acqua. L’agricoltura è attualmente responsabile di circa il 70% dell’utilizzo globale di acqua dolce, e questo causa carenze di risorse idriche potabili in molte parti del mondo. I ricercatori hanno fatto riferimento alle attuali aree ricoperte da circa 25 colture, tra cui grano, orzo e soia, che insieme rappresentano oltre tre quarti delle coltivazioni in tutto il mondo. Esistono già degli studi che hanno identificato delle aree prioritarie per il ripristino ecologico, ma questo è il primo in grado di tracciare un trasferimento di terreni agricoli con l’obiettivo di massimizzare i benefici ambientali a lungo termine senza compromettere la sicurezza alimentare.
Fonte: Science Daily
Photo by Arno Senoner on Unsplash